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Ricordo una mattina
che mi trovavo a scuola
ed ecco di bel nuovo
Acuto aspro dolore
abbarbica la mente
e stritola il coraggio.
Parole e Pan di zucchero
Inutili blandi rimedi.
Mi raggomitolo
su me stesso
ma lui scalcia forte.
La cattedra, il mio patibolo.
Disturbato battito d'ali
nel torrido fuoco
di estiva calura.
E deserto sconfinato
da contemplare
da riempire
su frolli zolle
d'arido seme
dove espiare pene.
Nulla speme espunge
il mio cuore
ed il passo pesante
vorrebbe soltanto
mutato sembiante
sprofondar solingo.
Stanco di meschine lotte
Lontani cieli non più mi fingo,
e a che giova poi puntar di prora?
Inane lo spirito
che un giorno
esser guerriero seppe
ora immemore giace sconfitto,
nei pugni stretti
soltanto sabbia.
Non forze, non vita,
non conclusa meta ambita.
"Ancora un poco",
il sussurro senza fiato
che il cuore
non mi molceva,
come nel tempo primo
non vedevo al duol
esito subitaneo
dignitosa uscita...